L’Arte psichedelica inizia con il movimento “Hippie” e la sperimentazione con sostanze allucinogene nacque negli anni ’60 negli Stati Uniti come una ribellione alla società convenzionale e ai valori dominanti del tempo. Era una filosofia basata sulla pace, sull’amore e sull’armonia con la natura, influenzata profondamente dalla controcultura beat degli anni ’50. I giovani hippie si opponevano alla guerra del Vietnam, al consumismo sfrenato e abbracciavano filosofie orientali come il buddismo e l’induismo.

Un elemento centrale del movimento fu l’uso di sostanze psicotrope, in particolare l’LSD (acido lisergico), che divenne popolare grazie al chimico Albert Hofmann e alla promozione del professore di Harvard, Timothy Leary, noto per il suo motto “Turn on, tune in, drop out”. Si credeva che l’LSD espandesse la mente, rompesse le barriere della percezione ordinaria e conducesse a stati di illuminazione. L’uso di queste sostanze era associato anche a raduni iconici come il Monterey Pop Festival (1967) e il Festival di Woodstock (1969).

Questa esplorazione psichedelica non si limitava alle droghe: si rifletteva anche nell’arte visiva, nella musica e nella letteratura, creando un immaginario collettivo fatto di colori vividi e visioni astratte.

“Esplorando l’Arte Psichedelica degli Anni ’60 e ’70: Visioni Psichedeliche e Sogni a Colori”
Gli anni Settanta, i movimenti sociali con il loro carico di sogni e speranze libertine, vedono la nascita delle più varie esperienze creative, nel mondo editoriale e non solo. Per quanto riguarda il versante comunicativo, una vera innovazione fu la comparsa sulla scena politica degli “indiani metropolitani”, ossia una moltitudine trasgressiva e spontaneista che promuoveva forme di rappresentanza alternativa come nuovo bisogno culturale di comunicazione.
Contemporaneamente all’emergere del Movimento creativo, continua a crescere l’interesse verso la stampa periodica come mezzo di comunicazione prediletto.

Tra le più famose riviste testuali che si occupano di politica e ideologia si annoverano: “A/traverso” (Bologna, 1975), – “L’erba voglio” (Milano, 1971), – “Jacquerie” (Bologna, 1978), – “Oask?!” (Roma, 1977), – “Wam” (Roma, 1977), – “Wow” (Milano, 1977) e  “Zut” (Roma,1976).

Quelle che invece si occupavano di grafica e fumetti sono “Skizzo”,  – “HotMinestrone” e “Combinazioni”.
Le prime due vengono fondate entrambe da Matteo Guarnaccia, rispettivamente nel 1975 e 1976 a Milano e a Roma. “Skizzo”, uscito in numero unico, è dedicato prevalentemente ai viaggi allucinogeni, proponendo «fumetti plananti a corrente alternata» e un’editoriale con le istruzioni per godersi la lettura: 1) Sedersi komodi – 2) allacciare le cinture e le patte – 3) accendete gli spini – 4) il tutto possibilmente vicino a un frigo ben fornito -10) fate degli impakki preliminari di kamomilla sugli okkietti vostri d’oro -11) koncentratevi sul sesto chakra e lasciatevi andare…» 

Gli Artisti Psichedelici e le Loro Opere

L’arte psichedelica è sinonimo di un’esplosione visiva che rispecchia le alterazioni percettive indotte dall’LSD. Si trattava di un’arte sperimentale che sfidava le convenzioni accademiche. Ecco alcuni degli artisti principali:

  • Victor Moscoso: Uno dei maestri del poster psichedelico, Moscoso combinava lettering curvilineo, colori fluorescenti e immagini oniriche. I suoi poster erano un simbolo della scena musicale di San Francisco.

         Wes Wilson: fu il genio grafico della psichedelia degli anni Sessanta.

  • È considerato l’inventore del caratteristico stile di lettering psichedelico, dove le lettere sembrano fluire e trasformarsi.  Wilson ha ridefinito con i suoi colori (acidi e vivaci), le sue lettere (dell’alfabeto) che sembravano fondersi e inseguirsi tra loro, le sue figure femminili l’intera estetica degli anni Sessanta, un’estetica moderna e molto psichedelica. Realizzò poster iconici per band come i Grateful Dead, Doors, Jefferson Airplane, Van Morrison, Byrds.
    Non solo poster. Anche perché molti di quei poster sono oggi patrimonio del Moma di New York, museo-emblema dell’arte contemporanea.

           Peter Max: Artista più commerciale, noto per il suo stile futuristico e i colori vivaci.
           I suoi lavori hanno influenzato anche la moda e il design.


L’impatto della musica psichedelica su altri generi musicali

La musica psichedelica degli anni ’60 e ’70 ha avuto un’influenza profonda e duratura su numerosi generi musicali. La sperimentazione sonora e l’uso di tecniche innovative, come i riverberi, i loop e gli effetti elettronici, hanno aperto nuove strade creative. Ecco alcuni generi che sono stati influenzati:
Musica elettronica
: I primi sintetizzatori e le atmosfere ipnotiche della musica psichedelica sono stati fondamentali nello sviluppo della musica ambient e techno. Artisti come Brian Eno sono un esempio di questa transizione.

Garage Rock e Punk: L’energia sperimentale della psichedelia ha ispirato la scena punk, con la sua rottura delle regole tradizionali.

         Rock Progressivo: Band come i Pink Floyd hanno evoluto il sound psichedelico,  
         arricchendolo con elementi orchestrali e arrangiamenti complessi. Album come
        “The Piper at the Gates of Dawn” definirono il suono psichedelico, caratterizzato da
          improvvisazioni e atmosfere eteree.          
         Jefferson Airplane, i Grateful Dead, e i The Doors rivoluzionarono la musica con
         suoni sperimentali, testi onirici e concerti immersivi accompagnati da spettacoli di luci
          ipnotiche. 
 
         Ecco alcuni esempi chiave:
The Beatles: Brani come Lucy in the Sky with Diamonds” sono intrisi di riferimenti psichedelici, sia musicalmente che liricamente.

Jimi Hendrix: Considerato un’icona assoluta, il suo modo di suonare la chitarra era visionario e fuori dagli schemi, come dimostrato in brani come “Purple Haze”.
Anche la letteratura giocava un ruolo importante. Autori come Tom Wolfe, con il libro The Electric Kool-Aid Acid Test”, documentarono il movimento e il fenomeno delle sostanze psichedeliche. Aldous Huxley, con “The Doors of Perception”, esplorò le
possibilità filosofiche offerte dagli stati alterati di coscienza.

           Un tocco personale

     L’arte e la cultura psichedelica degli anni ’60 e ’70 erano un grido di libertà, una
          sfida alle regole e una ricerca collettiva di significato. Era un periodo in cui i giovani
          non volevano solo vivere, ma anche reinventare ciò che significava essere vivi.
          Questo movimento non si esaurì, ma gettò semi che ancora oggi germogliano
          nella musica, nella grafica e nella moda contemporanea.


“Arte psichedelica: Dall’esplosione della controcultura al presente”
La cultura psichedelica continua a ispirare artisti contemporanei in vari campi, dalla musica alla moda, passando per le arti visive e il cinema:

  • Nell’arte visiva: Gli artisti contemporanei come Alex Grey e Android Jones reinterpretano l’estetica psichedelica combinandola con tecnologie moderne e temi spirituali.
  • Nella moda: Il revival psichedelico si vede nelle stampe vivaci e nei design ispirati agli anni ’70, con colori audaci e motivi onirici.
  • Nel cinema e nella grafica: Film come Doctor Strange esplorano visivamente l’estetica psichedelica, mentre la tecnologia VR permette esperienze simili a viaggi psichedelici.
  • Nella musica: Band come King Gizzard & the Lizard Wizard e Flaming Lips portano avanti l’eredità psichedelica, spingendola verso nuove direzioni.

L’uomo, l’evasione e il metaverso
L’esigenza di evasione attraverso sostanze o esperienze immersive è una costante nella storia umana. L’uomo cerca di sfuggire ai limiti della realtà ordinaria per trovare nuove prospettive, sollievo dallo stress o connessioni più profonde con il mondo e se stesso. Questo bisogno si manifesta anche nelle moderne tecnologie, come il metaverso.

  • Evasione con sostanze: L’uso di psicotropi ha radici culturali antichissime, dalle pratiche sciamaniche ai rituali spirituali. Lungi dall’essere solo un mezzo per il divertimento, spesso riflette una ricerca di significato e di alterazione della percezione.
  • Il metaverso come nuova frontiera: Oggi, il metaverso offre un’esperienza di evasione digitale, creando mondi alternativi in cui le persone possono sperimentare creatività, socializzazione e persino nuovi modi di percepire il tempo e lo spazio. Sebbene il metaverso non alteri la chimica del cervello, offre una “immersione psichedelica” a livello visivo e narrativo.
“Gio’ Pasta”: Visioni psicotropiche e influenze culturali senza tempo (1975)
“Excellence”, è un’opera che cattura il contrasto tra serenità e pericolo, armonia e tensione. Al centro della scena, una donna è distesa in una posa yoga, simboleggiando Utkata Konasa, la pace interiore e l’equilibrio. I suoi movimenti fluidi e la sua espressione rilassata contrastano fortemente con la minaccia rappresentata dai due leopardi ai lati, fermi e pronti a lanciarsi all’attacco.
Dietro di lei, piante surreali e fungiformi dai colori vivaci e luminosi aggiungono un tocco di magia e mistero, creando un paesaggio onirico. Questi elementi trascendono e sembrano suggerire che la scena si svolga in un luogo tra realtà e immaginazione, dove tutto è possibile: https://www.artmajeur.com/gio-pasta/it/opere-d-arte/18649120/excellence

Desidero concludere con un pensiero di Matteo Guarnaccia, (tratto da un’intervista in 
I frammenti di cultura di Tony Graffio”) che risponde alla domanda:
Matteo che cos’è la psichedelia?
MG:
Credo che sia una delle modalità che rimanda l’arte alle sue funzioni principali che è quella di farti rendere conto dello spazio e del luogo in cui vivi, analizzando anche le parti più piccole del nostro modo di vivere, e poi è un viaggio interiore. È un’analisi fatta attraverso il disegno, attraverso il colore e le forme che ti permette di riconnetterti con il cosiddetto “immaginario collettivo” che poi è stato banalizzato attraverso l’uso delle droghe. In realtà, il punto principale è la capacità di tornare al nucleo centrale del nostro pensiero, attraverso l’espressione artistica, e la possibilità di connettersi con il resto del mondo e le sue forze più intime; oltre che con la psiche.
TG: Potremmo dire che la psichedelia è un viaggio di esplorazione?

MG: Sì, un’esplorazione dentro e fuori di sé stessi. Ovviamente, questo tipo di arte deve essere molto disciplinata e, nonostante ciò che si crede, è un’arte molto concreta perché è un’esplorazione molto profonda. Certo, può anche nascere da un automatismo, ma in realtà devi essere molto preparato per accogliere quest’esperienza interiore.

Gli anni ’60. Le immagini al potere. Catalogo della mostra (Milano, 1996). Ediz. illustrata –
01 gennaio 1996 di A. Detheridge
 a cura di Ed. Mazzotta

Il volume costituisce il catalogo dell’esposizione omonima svoltasi a Milano, presso la Fondazione Antonio Mazzotta (Foro Buonaparte 50) dal 14 giugno al 22 settembre 1996.
Bel catalogo che illustra l’evoluzione e la progressiva affermazione delle arti visive negli anni del boom economico: vengono passate in rassegna e accostate arte e moda, architettura e scienza, fotografia e design, in una suggestiva evocazione del potere, sempre più potente, dell’immagine.

1965-1985 venti anni di controcultura. Frammenti storici dell’underground italiana
editore e curatore Ignazio Maria Gallino insieme a Matteo Guarnaccia, Franco Schirone, Italo Bertolasi e Alessandro Bertante – ed. Gallino, 2017.  
Venti anni di controcultura. Frammenti storici dell’underground italiana. 

Questo mio Post è per rendere omaggio al carissimo amico editore Ignazio Maia Gallino il più vecchio esponete del mondo beat italico, se né andato in silenzio ci ha lasciato, non prima di aver pubblicato la sua ultima fatica, un libro imponente di oltre 900 pagine, le avventure, le idee e le produzioni di tanti movimenti di contestazioni Italiani ed unico al mondo per mole e contenuto: http://www.controcultura.info/  
Contro questo processo Gallino ha raccolto l’«Archivio storico della Stampa Underground»: «Sono quattrocento scatoloni — racconta l’editore, classe 1935 — che giacciono non consultabili al Liceo Parini.
Stampato in 150 copie a un prezzo da collezionisti della rivoluzione (200 euro), in cui testi d’epoca, saggi contemporanei, anastatiche di pubblicazioni e un’ottima cronologia rendono il panorama colorato di diverse generazioni che dissero «no». Il rifiuto era una festa — e non manca quella della rivista «Re Nudo» nel 1976 a Parco Lambro —, ma anche attivismo e progetto di vita, come nel 1971 con la comune hippy di Ovada in Piemonte. Gallino partecipò al movimento fin dall’inizio: «Ho frequentato due anni di filosofia in Statale — racconta — e poi ho iniziato a stampare e collaborare a riviste». E a raccoglierle, insieme a volantini, libri, disegni che compongono una costellazione di materiali che racconta decenni di desideri e sogni: dalle note «Mondo Beat» e «Ubu», alla filosofeggiante «Paria», al manifesto che invita al Situazionismo «anche a Milano come a Strasburgo e Grottaglie» — in minuscolo seguendo le idee antiautoritarie del fondatore Guy Debord.

In questo senso, la psichedelia non è solo un viaggio personale, ma una finestra che ci permette di capire meglio noi stessi e il mondo che ci circonda. Attraverso l’arte e l’immaginazione, possiamo trovare connessioni significative, riscoprire la nostra essenza e, in definitiva, riconciliarci con le infinite possibilità offerte dalla realtà e dai suoi molteplici livelli. Posso dire c’ero anch’io!